Come si fa a incontrare qualcuno?
Si decide luogo e momento dell’incontro. Poi bisogna andarci, essere presenti. Altrimenti non sarà
possibile incontrarsi.
Nell’approccio Windhorse, questo gesto apparentemente semplice – andare verso – può avere già una valenza terapeutica. La relazione nasce nel territorio vivo della vita quotidiana: nella cucina di una casa, durante una passeggiata, seduti in silenzio.
Solo con la Consapevolezza diventa possibile un Incontro.
Cosa significa essere presenti?
Essere lì, in quel momento, in quello spazio, così come siamo. La Basic Attendance — pratica
centrale dell’approccio Windhorse — insegna esattamente questo: sincronizzare corpo, mente e ambiente nell’attività ordinaria, focalizzando l’attenzione e affinando le percezioni. Non si tratta di fare qualcosa di straordinario, ma di “essere pienamente” in ciò che già accade.
Come siamo?
È necessario chiedercelo, essere consapevoli della nostra stessa presenza. Il training all’ascolto Windhorse insegna a riconoscere prima di tutto il proprio stato interno – perché solo chi ha contatto con sé stesso può offrire un contatto autentico all’altro. Questa è la radice contemplativa
dell’approccio, che affonda le sue origini nell’incontro tra la psicologia occidentale e la tradizione buddhista tibetana: la presenza attenta e non giudicante, momento per momento, è già cura.
Diversamente, come sarà possibile incontrare l’altro?
Nell’ottica Windhorse, ogni incontro è anche un’opportunità per riconoscere le cosiddette “isole di chiarezza”: quei momenti di consapevolezza in cui la persona – anche in mezzo al disagio più profondo – torna a sé stessa e all’ambiente in cui si trova. Saperle cogliere richiede di essere davvero
presenti: poco basta a far scivolare via il loro potenziale di cura.
Essere consapevoli della propria presenza vuol dire… incontrare Se stessi.
Ecco perché “Incontrare te è incontrare me”. Non c’è separazione netta tra i ruoli di chi supporta e chi è supportato. La prospettiva Windhorse parla esplicitamente di “apprendimento reciproco”: i partecipanti alla relazione crescono attraverso l’esperienza condivisa. La guarigione è un processo
che appartiene alla relazione, non a una sola delle sue parti.
Durante il Workshop
lavoreremo alla creazione dello spazio e del tempo per incontrarsi – nel senso più pieno che queste
parole possono avere. Uno spazio che non sia solo fisico, ma interiore: accogliente, sicuro, aperto
all’imprevisto. Un tempo che non sia scandito dalla fretta, ma dalla qualità dell’attenzione. Perché è
in questo tipo di spazio-tempo che diventa possibile – come insegna Windhorse – lo “stare accanto che cura”.
Terremo il prossimo Workshop “Incontrare te è incontrare me” al Collegno Fol Fest, l’8 giugno 2026. Per info logistiche, controlla il calendario di Accordo



