Progetti Windhorse

Il “Progetto Windhorse” venne sperimentato per la prima volta nel 1981 a Boulder, in Colorado,  da Edward Podvoll e altri colleghi della “Naropa University”, con la creazione di una equipe terapeutica multiprofessionale intorno ad una paziente precedentemente istituzionalizzata*. L’idea alla base era quella di creare un ambiente “ad hoc” che potesse realmente favorire il recupero e la guarigione di quella specifica persona attraverso una attenzione e un accompagnamento alle attività domestiche, lo stabilirsi di sane relazioni interpersonali,, il recupero progressivo di attività e ritmi giornalieri, oltre a frequenti sedute di psicoterapia accompagnate da farmacoterapia durante le fasi acute. (Recovering Sanity, Shambala Pubblications 2003, precedente traduzione italiana “La seduzione della pazzia). Successivamente, nel 1990, con altri colleghi E. Podvoll creò la Windhorse Community Services (WCS), che continua tutt’oggi la sua attività.  Altri centri Windhorse sono nati in Nova Scotia, Massachusetts, Texas, California. In Europa il centro Windhorse più attivo è attualmente a Vienna, ma ve ne sono anche  in Germania, recentemente in Inghilterra, e con ACCORDO, dal 2008, in Italia.

*la storia di questa prima paziente windhorse, insieme ad altre, è narrata nel docufilm Someone Beside You

Ispirato alla psicologia sia occidentale sia buddista, l’approccio Windhorse implica un team di terapeuti esperti che operano da vicino sul paziente nel suo ambiente domiciliare. Il progetto windhorse è oggi rivolto a persone con una vasta gamma di disturbi psichici: disturbo schizofrenico e altri disturbi psicotici, disturbo bipolare, disturbi alimentari, abuso di sostanze, disturbi di personalità, disturbo ossessivo compulsivo, forme di autismo. Sono possibili anche progetti dedicate ad anziani e di accompagnamento al nelle malattie in fase terminale.

Mentre il modello medico biologico pone le basi del trattamento delle forme gravi di disturbo mentale sull’utilizzo a lungo termine di farmaci antipsicotici, l’approccio windhorse sottolinea la necessità di trattare le persone secondo una prospettiva olistica, una in cui le dimensioni biologica, psicologica, sociale e spirituale vengano prese in considerazione con l’intenzione di aiutare i pazienti a correggere lo squilibrio che è al centro dello stato di disagio.

La presa in carico non può prescindere dalla considerazione delle altre persone conviventi, e il benessere ricercato è quello di tutto il nucleo, i cui componenti sono coinvolti in incontri periodici con le equipe.

Le stesse equipe hanno incontri periodici secondo modalità concordate, in cui vigono gli stessi principi di ascolto di sé e dell’altro che si praticano, sia durante le sessioni di psicoterapia Windhorse (anche queste a domicilio), sia durante i turni di Basic Attendance. Si viene così a creare un “ambiente Windhorse”, una sorta di comunità dove l’ascolto reciproco è coltivato.

Per ulteriori informazioni sui progetti Windhorse, o sulla possibilità di attivare un progetto specifico, si veda la sezione “WINDHORSE DOCUMENTAZIONE”, in particolare il progetto “Windhorse Italia“, oppure contattateci